29/01/2018

 

MINACCIA RUSSA SOTTO IL MARE

di Gabriele Ferrara

 

Sono mesi, se non anni, che si parla di una possibile terza guerra mondiale, ma sempre considerando gli scontri tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord, con il ruolo non sempre chiaro di Russia e Cina. In particolare, le considerazioni in merito riguardano l’attività nucleare, ovvero quello che accade sulla terraferma, ma non è l’unica possibilità. I media mainstream, infatti, non hanno quasi mai considerato seriamente una possibile guerra sottomarina. Da qualche settimana, però, non è più così, dopo che l’attività sottomarina russa ha raggiunto “livelli da guerra fredda”, come ha confermato il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg. In un’intervista rilasciata al Politico, Stoltenberg ha analizzato la situazione in tutta la sua pericolosità: “Hanno investito massicciamente nelle loro flotta e ora si muovono lungo l’intero Atlantico. Sono una vera minaccia: per l’alleanza è essenziale garantire che le rotte atlantiche siano aperte e sicure[1].
Il soggetto politico più coinvolto è sicuramente la Gran Bretagna, che fu la prima a capire l’importanza strategica che avrebbero potuto avere i cavi sottomarini. Il primo esperimento ufficiale in materia, infatti, fu effettuato nel 1845 a Portsmouth dalla ditta Silver & Company, le cui carenze finanziarie ne decretarono la fine del progetto, mentre il primo cavo con funzioni telegrafiche fu prodotto nel 1850. Per avere la prima linea diretta bisognerà aspettare fino al 1852, quando fu stabilita quella che collegava Parigi e Londra[2]. Gli sviluppi che ne seguirono cambiarono radicalmente il mondo. Ma questa è un’altra storia.

La questione attuale invece riguarda l’Atlantico Settentrionale e i cavi sui fondali che collegano l’America al resto del mondo. Si tratta di almeno trecento linee e di un milione di chilometri di fibra ottica, cruciali per il funzionamento di Internet e per il 97% delle comunicazioni. Lungo questo percorso viaggiano ogni giorno transazioni finanziarie del valore di circa 10 trilioni (10.000 miliardi) di dollari [3]. A turbare la tranquillità di queste operazioni sono stati soprattutto i nuovi movimenti sottomarini nell’area del GIUK Gap, che comprende Groenlandia, Islanda e Regno Unito, fondamentale sotto il profilo strategico già ai tempi dell’URSS. Durante il periodo della guerra fredda, infatti, gli aerei della NATO controllavano costantemente quella zona per evitare che ci fossero intromissioni da parte dei sovietici. Le attività di sorveglianza vennero interrotte nel 2006, ma riprenderanno nel 2018 proprio per l’aggravarsi delle tensioni internazionali. Non a caso, infatti, il numero delle pattuglie componenti la flotta occidentale è salito dalle 5.900 del 2013 alle 17.100 del 2017 [4]

Chi attualmente è più preoccupato della questione è sicuramente il capo della Difesa della Gran Bretagna, Stuart Peach, che proprio dal 2018 sostituirà Petr Pavel alla guida del Comitato militare della Nato: “La vulnerabilità dei cavi marini può mettere a rischio il nostro modo di vivere. È molto importante capire quanto sia importante questa missione della NATO, perché la Russia, oltre alle nuove navi e ai sottomarini, sta continuando a perfezionare anche il suo information warfare e le sue abilità non convenzionali. Il Regno Unito e i suoi alleati devono unirsi e comprendere le tecniche di ammodernamento della flotta russa[5].

La situazione diventa estremamente complessa se si considerano le tensioni presenti in Europa dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia nel marzo 2014, evento che ha portato allo schieramento delle truppe della NATO nei paesi baltici e dalle numerose esercitazioni militari effettuate da entrambi gli schieramenti. Negli ultimi tempi la tensione è salita ulteriormente dopo la decisione di Trump di fornire armi all’Ucraina per difendersi dai russi. La sfida tra USA e Federazione russa è dunque aperta anche su questo fronte.

Come accade da secoli, sarà fondamentale vedere chi investirà di più nel settore. Da questo punto di vista occorre sottolineare che la distanza tra USA e Russia in termini di numero di sottomarini si sta assottigliando sempre di più, con gli States ancora avanti 66 a 60, ma indietro sotto il profilo del ritmo di crescita. Uno dei motivi lo ha spiegato in maniera efficace Stoltenberg: “Dopo la fine della guerra fredda, la NATO ha ridotto il suo potenziale in mare, specialmente nella lotta contro i sottomarini. Ci siamo addestrati meno ed abbiamo perso le nostre capacità” [6].

D’altra parte, dall’inizio della nuova decade Mosca ha investito tantissimo denaro nella costruzione dei Krasnodar, sottomarini veloci e silenziosi, in grado di evitare i radar di ultima generazione e utilizzati tra la fine della primavera e l’estate 2017 per lanciare missili contro la Siria, riuscendo così, per esempio, a colpire i nascondigli dei terroristi a est di Palmyra[7].

Inoltre, attualmente il cantiere russo di Severodvinsk è in grado di produrre una quantità annua di sottomarini superiore alla totalità di quelli statunitensi. La differenza principale risiede nella capacità di rinnovamento e di programmazione: se gli USA adottano una nuova progettazione di settore una volta ogni dieci anni, se non ogni venti, gli uffici russi specializzati di Malachite e Rubin sviluppano costantemente nuovi materiali [8]. In tal senso è importante notare anche che lo scorso 15 gennaio il Pentagono ha divulgato una rassegna secondo cui la Russia avrebbe un drone sottomarino in grado di trasportare una testata nucleare con una capacità fino a 100 megatoni [9].

Per tutte queste ragioni il capo dei marines, Robert Neller, ha comunicato che verrà rilanciata la produzione di sottomarini. Lo stesso generale, in occasione della visita alla base di Trondheim (Norvegia) del 22 dicembre, è stato molto chiaro sulle potenzialità del conflitto: “Vorrei sbagliarmi, ma sta arrivando una nuova guerra[10]. La sua speranza, condivisa da tutto l’Occidente, è che il tempo possa essere galantuomo.

 

 

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA:

 

[1] https://www.politico.eu/article/russia-submarine-activity-highest-since-cold-war-warns-nato-chief/

[2] V. Cantoni, G. Falciasecca e G. Pelosi (2011), Storia delle telecomunicazioni, Firenze University Press, volume I

[3] http://www.businessinsider.com/russia-increased-naval-activity-threatening-undersea-cables-2017-12?IR=T

[4] goo.gl/Vapc6s

[5] http://www.bbc.com/news/uk-42362500

[6] https://it.sputniknews.com/mondo/201712255440766-Alleanza-Atlantica-sicurezza-difesa-sottomarini-flotta-Marina-Russia-Occidente/

[7] https://it.sputniknews.com/mondo/201705314567423-sottomarino-krasnodar-attacco-isis/

[8] https://www.washingtonpost.com/opinions/russian-submarines-dominate/2017/12/27/4a203d22-ea62-11e7-956e-baea358f9725_story.html?utm_term=.a4339883fa0f

[9] http://www.newsweek.com/russia-drones-nuclear-weapons-pentagon-leak-781075

[10] http://www.foxnews.com/us/2017/12/23/theres-war-coming-marine-corps-general-warns-us-troops.html

 

 

per scaricare il pdf: Russia – guerra sottomarina

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